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Misure per l’inclusione e la rimozione del disagio economico degli immigrati


testo originale | testo finale

Art.1 (Ambito di applicazione)
La presente legge si rivolge a tutti i cittadini stranieri entrati in modo irregolare in Italia soggetti provenienti da paesi extracomunitari ospitati   nei centri di accoglienza e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo   o in altre strutture similari che offrono assistenza, che risultano in stato di disoccupazione e che non abbiano riportato condanne penali.


Art. 2 (Modalità di svolgimento)
I soggetti di cui all’art.1, fatte salve le tutele e le forme di protezione previste dalla normativa vigente, dovranno scriversi in un apposito elenco di “disponibilità”, tenuto e aggiornato dall’ente pubblico territorialmente competente, a prestare la propria attività lavorativa per la realizzazione di interventi di riqualifica del territorio comunale.
Gli interventi di cui al comma 1 possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze e strade, edifici, ovvero interventi di decoro urbano, recupero o riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di zone del territorio urbano e extraurbano e ogni altra attività di pubblica utilità prevista dall’ente pubblico territorialmente competente.


Art. 3 (Criteri di assegnazione)
1. Il Comune dispone con proprio regolamento: i progetti da realizzare ed i criteri di iscrizione nell’elenco di cui all’art. 2, in particolare dispone una graduatoria in base a requisiti fissati dal Comune stesso (pregressa esperienza in attività similare, titoli di studio, nucleo familiare ecc).
2. Gli interventi avranno carattere occasionale e non continuativo, e saranno finalizzati alla cura di aree ed immobili pubblici periodicamente individuati dall’amministrazione o proposti dalla comunità locale. I soggetti di cui all’art. 1 non possono occupare in alcun modo posti vacanti della pianta organica del Comune.
3. Nel caso di chiamata da parte del Comune e negligenza e/o mancato svolgimento del servizio senza giusta causa o giustificato motivo, si provvederà alla cancellazione dall’elenco e alla perdita delle prestazioni sociali previste dal regolamento.


Art. 4 (Compenso)
Il Comune stabilisce la tipologia di corrispettivo per gli interventi di riqualifica attuati; la tipologia di compenso, che in nessun caso può essere di tipo pecuniario, potrà comprendere servizi di varia natura, partecipazione a corsi di vario genere, accessi a teatri, cinema, centri sportivi, e a qualunque altro servizio messo a disposizione dal Comune stesso, in base al numero di ore di servizi prestati.


Art. 5 (Assicurazione)
I soggetti coinvolti nelle attività saranno assicurati per la responsabilità civile verso terzi nonché per gli infortuni che gli stessi dovessero subire nello svolgimento delle attività a cura e spese dell’amministrazione comunale e il costo della copertura assicurativa è recuperato attraverso l’esecuzione della prestazione.
2. Il soggetto risponderà personalmente di eventuali danni a persone o cose in casi di dolo o colpa grave.


Art. 6 (Altri soggetti fruitori degli interventi di riqualifica)
Possono beneficiare degli interventi di cui all’art. 2, oltre al Comune, ogni altro ente o associazione privata riconosciuta che abbia finalità di interesse pubblico.

testo originale | testo finale

Onorevoli Senatori! - Il disegno di legge nasce dall’esigenza di affrontare un fenomeno che sta interessando il nostro Paese, ovvero il flusso incessante di immigrati. Gli immigrati, una volta entrati in Italia, si dirigono, in generale, verso località dove sono già presenti piccole comunità di connazionali, che fungono da veri e propri centri di smistamento di lavoro nero. È qui che imprenditori di pochi scrupoli attingono manodopera a bassissimo costo per le attività più umili e spesso stagionali; ed è qui che la malavita e la criminalità organizzata recluta manovalanza da utilizzare per i propri loschi affari. Ci sono stati e ci sono a tutt’oggi enti che operano in malafede, ospitando i migranti in sistemazioni indegne, senza assistenza alcuna e lucrando svergognatamente su servizi che non vengono, di fatto, offerti né ai migranti né al territorio. Per scardinare questo sistema occorre demolire le numerose barriere che le stesse istituzioni pubbliche frappongono, offrendo ai comuni delle opportunità in cui ravvisare un concreto tornaconto, rendendo conveniente la permanenza dei migranti nei propri territori.
Non a caso recentemente ha trovato approvazione una legge sul caporalato che in qualche misura tenta di arginare il sistema di reclutamento illegale di lavoratori impiegati in condizioni di vera e propria schiavitù, senza copertura previdenziale e assistenziale.
L’Italia è tra i primi Paesi in fatto di accoglienza, e la Sicilia ancor di più, basti pensare ai grandi centri di Lampedusa, e ultimamente, di Catania.
Risulta, pertanto, fondamentale pensare a quello che viene dopo la primissima accoglienza degli hot spot, la realizzazione di progetti che mettano in pratica una effettiva integrazione che può derivare solo dalla condivisione di interessi sociali di benessere reciproco; un reciproco vantaggio, sia del Paese ospitante che delle popolazioni straniere che vi risiedono. Garantire loro un accompagnamento di qualità alla permanenza, l’integrazione e l’inclusione sociale ed economica aiuta a prevenire molte situazioni di conflitto con la popolazione locale.
La presenza di immigrati potrebbe favorire, in alcune zone, il rilancio demografico ed economico di luoghi altrimenti destinati a un lento e irreversibile impoverimento per mancanza di risorse umane, e la Sicilia grazie a questo fenomeno potrebbe recuperare la sua vocazione storica di crocevia del Mediterraneo dove da sempre si mescolano culture Arabo-Normanne.
A queste ragioni di natura etico-sociale si unisce la considerazione prettamente giuridica che pone il diritto al lavoro presupposto e fondamento della dignità dell’uomo. La nostra Costituzione indica il diritto al lavoro come mezzo necessario per emancipare ogni essere umano, e quindi sollevare l’immigrato dalla condizione di semplice sopravvissuto, per diventare soggetto attivo della comunità in cui vive.
Numerosa dottrina specializzata documenta come la condizione di inoperosità da parte dell’essere umano conduce a frustrazione e abbrutimento fisico e spirituale, condizioni che spesso sfociano in atti e comportamenti criminali. I danni sociali ed economici provocati da tutto ciò sono enormi e diffusi, e hanno dato origine a tante manifestazioni di intolleranza e discriminazioni da parte della società cosiddetta civile.
Senz’altro questo bisogno di civile convivenza sociale deve necessariamente coniugarsi alla contingente necessità dello Stato di un controllo della spesa pubblica.
In quest’ottica è apparso utile fare ricorso a esperienze note, positive, già sperimentate  a livello locale nell’amministrazione della cosa pubblica, e impiegare, con gli opportuni adattamenti alla fattispecie de quo, la disciplina del baratto amministrativo (Istituto previsto dal decreto sblocca Italia del 2014, che con altre finalità consente una compensazione delle imposte comunali in cambio di prestazioni di lavori socialmente utili), per affrontare il problema dell’immigrazione, senza produrre ulteriori oneri e aggravi economici a carico dell’amministrazione pubblica. Sebbene, va detto, non è stata la mancanza di fondi il problema dell’accoglienza dei migranti; i fondi impiegati sono stati finanziati in parte dall’Italia per un importo pari allo 0,17% del PIL nel 2017 e in parte finanziati dal fondo FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione), che ammontano a circa 600 milioni di euro per il periodo 2014-2020, distribuiti dalla Commissione Europea.
Tentativi di integrazione sociale sono stati sperimentati anche in paesi culturalmente distanti dal nostro. Per esempio la Germania qualche anno fa ha introdotto una normativa che prevede delle “Misure sull’integrazione dei rifugiati” con lo scopo di impiegare i migranti in attività lavorative presso i centri di accoglienza ospitanti.
Il disegno di legge propone una soluzione alla situazione d’emergenza crescente che si è verificata in questi ultimi anni a causa delle diverse e diffuse inerzie soprattutto a livello locale, che non vuole essere economica, ma ben più ambiziosamente una soluzione a problemi sociali, di civile e pacifica convivenza fra la gente. Quella convivenza che tutte le Costituzioni moderne occidentali si pongono come orizzonte di democrazia a cui aspirare.
Si tratta perciò di aggiungere, alle strategie poste in essere sino ad oggi dallo Stato, un’ulteriore via per gestire i numerosi immigrati sparpagliati, spesso in comuni di poche centinaia o migliaia di abitanti e molto distanti fra loro. Al di là dello schieramento politico di appartenenza, questa nostra proposta rappresenta una soluzione conveniente a tutti, e certamente vantaggiosa per tutti.


Art.1

(Ambito di applicazione)


La presente legge si rivolge a tutti i cittadini stranieri entrati in modo irregolare in Italia soggetti provenienti da paesi extracomunitari ospitati   nei centri di accoglienza e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo   o in altre strutture similari che offrono assistenza, che risultano in stato di disoccupazione e che non abbiano riportato condanne penali.


Art. 2

(Modalità di svolgimento)


I soggetti di cui all’art.1, fatte salve le tutele e le forme di protezione previste dalla normativa vigente, dovranno scriversi in un apposito elenco di “disponibilità”, tenuto e aggiornato dall’ente pubblico territorialmente competente, a prestare la propria attività lavorativa per la realizzazione di interventi di riqualifica del territorio comunale.
Gli interventi di cui al comma 1 possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze e strade, edifici, ovvero interventi di decoro urbano, recupero o riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di zone del territorio urbano e extraurbano e ogni altra attività di pubblica utilità prevista dall’ente pubblico territorialmente competente.


Art. 3

(Criteri di assegnazione)


Il Comune dispone con proprio regolamento: i progetti da realizzare ed i criteri di iscrizione nell’elenco di cui all’art. 2, in particolare dispone una graduatoria in base a requisiti fissati dal Comune stesso (pregressa esperienza in attività similare, titoli di studio, nucleo familiare ecc).
Gli interventi avranno carattere occasionale e non continuativo, e saranno finalizzati alla cura di aree ed immobili pubblici periodicamente individuati dall’amministrazione o proposti dalla comunità locale. I soggetti di cui all’art. 1 non possono occupare in alcun modo posti vacanti della pianta organica del Comune.
Nel caso di chiamata da parte del Comune e negligenza e/o mancato svolgimento del servizio senza giusta causa, si provvederà alla cancellazione dall’elenco e alla perdita delle prestazioni sociali previste dal regolamento.


Art. 4

(Compenso)


Il Comune stabilisce la tipologia di corrispettivo per gli interventi di riqualifica attuati; la tipologia di compenso, che in nessun caso può essere di tipo pecuniario, potrà comprendere servizi di varia natura, partecipazione a corsi di vario genere, accessi a teatri, cinema, centri sportivi, e a qualunque altro servizio messo a disposizione dal Comune stesso, in base al numero di ore di servizi prestati.


Art. 5

(Assicurazione)


I soggetti coinvolti nelle attività saranno assicurati per la responsabilità civile verso terzi nonché per gli infortuni che gli stessi dovessero subire nello svolgimento delle attività a cura e spese dell’amministrazione comunale e il costo della copertura assicurativa è recuperato attraverso l’esecuzione della prestazione.


Art. 6

(Altri soggetti fruitori degli interventi di riqualifica)


Possono beneficiare degli interventi di cui all’art. 2, oltre al Comune, ogni  altro ente o associazione privata riconosciuta che abbia finalità di interesse pubblico.