PROGETTO VINCITORE - Dichiarazione universale dei diritti umani: l'Istituto Comprensivo Duilio Cambellotti di Rocca Priora (RM) testimonia l'articolo 15


Articolo 15

Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

08 febbraio 2018 Siamo cittadini del mondo: emigranti, immigrati e migranti di ieri e di oggi.
Oggi l’8.5 degli abitanti di Rocca Priora sono stranieri e la gran parte dei loro figli sono “italiani senza cittadinanza”.
Abbiamo raccolto le testimonianze della scrittrice e giornalista Luciana Vinci “Ambasciatrice della cultura” e memoria storica del paese, degli iscritti del centro anziani di Rocca Priora e dei migranti di Casa Carlotta per ascoltare le storie vissute.
Storie vissute sulla emigrazione dei paesani durante il fascismo e nel dopo guerra, storie vissute negli anni delle leggi razziali e storie attuali che ripercorrono barbarie che non avremmo più voluto si ripetessero. 
Ascoltare le storie dal vivo, ha sviluppato in noi emozioni così forti che non si possono dimenticare. Gli incontri hanno rappresentato un ponte tra generazioni e culture così diverse.

(ci sono 21 commenti)

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Inserisco il mio commento sull' incontro "la forza del racconto": Durante la setfimana Feedback abbiamo ascoltato la testimonianza di Maria Assunta,una donna per me molto coraggiosa, che ci ha raccontato la sua storia. Una storia impressionante. Una storia che spero di poter tramandare ai miei futuri figli, perché merita di essere conosciuta. La cosa che più mi ha colpito è il fatto che nonostante lei stesse affrontando temi molto toccanti ed eventi tragici realmente accaduti, aveva il coraggio e la forza di incantarci con le sue parole. Sono rimasto meravigliato. Meravigliato da ogni singola parola emessa dalla sua bocca. Avrei voluto ringraziarla di persona. Avrei voluto dirle grazie per averci trasmesso un suo pensiero, un pensiero puro e contro le ingiustizie. Quindi le dico grazie con questo mio commento.

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Siamo tutti figli di migranti. A scuola, studiando il DNA con la nostra prof. di scienze, abbiamo capito che il termine razza non è assolutamente scientifico: l’uomo è da sempre in continuo movimento, di conseguenza non è mai stato possibile ottenere varietà genetiche distinte. Il genetista Luca Cavalli Sforza ha demolito i fondamenti biologici del concetto di razza, basandosi proprio sul fatto che le civiltà non sono mai state strutture chiuse e isolate. Migrare, spostarsi, esplorare e conoscere fanno parte della natura dell’uomo. Purtroppo, lo straniero viene spesso trattato con diffidenza o disprezzo; questo perché la diversità di mentalità e di usanze viene spesso percepita come una minaccia.

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Il nostro Istituto già dall’anno scorso si è occupato dei diritti umani. Il 10 febbraio abbiamo invitato i migranti ospiti di casa Carlotta che hanno concesso agli alunni alcune interviste. Ringrazio la mia collega prof.ssa Caterina Paone che lavora già da tempo su tali problematiche. Ritengo sia importante sconfiggere ogni forma di pregiudizio e trasferire ai giovani il messaggio che non si possono esprimere pareri sugli altri, chiunque esso sia, senza porsi dalla parte dell’altro. Mi sono davvero commossa nel vedere negli occhi dei ragazzi l’emozione e la curiosità di conoscere le storie e le esperienze di vita di coloro che hanno compiuto un lungo viaggio per arrivare nel nostro Paese. Le parole semplici dei migranti hanno generato in loro un crescendo di emozioni, hanno colpito i loro cuori, anche di quelli che all’inizio si erano dimostrati più distaccati, e dai loro volti è volato via il pregiudizio etnocentrico. Su questo presupposto, a mio avviso, si fonda una didattica efficace che aiuta ad abbattere “i muri” grandi e piccoli, che possono costruirsi anche tra i banchi di scuola.

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Anche noi abbiamo incontrato i migranti che sono ospitati nella nostra comunità. Ascoltare le loro storie è stato davvero toccante e ci ha fatto riflettere su quanto sia importante il valore dell'accoglienza.

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Inserisco il commento di Abdullah Conthea Ciao a tutti voi sono Abdullah e ho 28 anni. Sono musulmano e vengo da una città povera della Nigeria Ho percorso per un mese il deserto del Sahara a piedi e con mezzi di fortuna.Nel deserto c'è poco cibo e l 'acqua è preziosa. Quando sono arrivato in Libia sono stato imprigionato,subito maltrattamenti e alla fine sono stato spinto con violenza su un gommone con 150 persone circa. Durante il viaggio in mare ho perso molti amici. Quando siamo arrivati a Lampedusa ho baciato la terra.Eravamo salvi.Grazie Italia.Qui a Casa Carlotta ho potuto riprendere in mano la mia vita,grazie di cuore a voi tutti. Abdullah

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Centro anziani di Rocca Priora: intervista alla signora Teresa Mastrella Io mi chiamo Teresa Mastrella e sono nata a Rocca Priora il 17 2 32. Della seconda guerra mondiale mi è rimasto impresso un gravissimo episodio. Vicino casa mia c’era una cantina che esiste tutt’ora; a Rocca Priora in ogni cantina c’era una grotta dove all’ epoca della guerra si rifugiavano intere famiglie. Un giorno durante un bombardamento aereo, una bomba sparata dal monte Maschio delle Faete (di fronte a Rocca di Papa) dalle truppe americane in cerca di tedeschi uccise due miei zii che erano usciti dalla grotte per preparare da mangiare. In quel periodo molti roccaprioresi furono ammazzati dai soldati americani che erano attestati sul monte Maschio e sparavano su Rocca Priora convinti che qui ci fosse un comando tedesco. Allora due uomini coraggiosi con una specie di bandiera bianca si avviarono a piedi verso la postazione americana per convincerli che a Rocca Priora i tedeschi erano andati via. Sono stati degli eroi. Per fortuna il resto della mia famiglia sopravvisse...

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Centro anziani di Rocca Priora: intervista al signor Claudio Palombi Io mi chiamo Claudio Palombi nato a Golfigliano (Lucca) il 16 12 26. Abito a Rocca Priora. Durante la seconda guerra mondiale mi trovavo in provincia di Frosinone, zona invasa dai marocchini che come sappiamo hanno fatto molti danni nei confronti delle donne. Durante la ritirata dei tedeschi abbiamo passato brutti momenti, trovandoci in mezzo ai bombardamenti durante i quali è morto un mio caro compagno per mancanza di soccorsi medici. Sono caduti alcuni aerei per i duelli aerei tra tedeschi e americani. Con grande fatica a piedi siamo riusciti a raggiungere Rocca Priora dove conobbi mia moglie Pierina.Si fugge sempre dalla guerra,dalla povertà e dalla miseria: mi è ancora vivo il ricordo di quando per scrollarci di dosso le pulci e i pidocchi, entravamo in un vascone pieno di acqua e cenere.

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Centro anziani di Rocca Priora : intervista al signor Angelo Spoto Io mi chiamo Angelo Spoto, nato a Gravina di Catania il 22 6 33. A 11 anni nel ‘43 il 19 luglio il primo bombardamento di Roma: è suonato l’ allarme e sono scappato a casa. Mamma era di 9 mesi e dopo pochi minuti sono cadute le bombe. Sono crollati i palazzi di destra e sinistra mentre in quello centrale stavamo noi. La bomba è caduta nell’orto e non è esplosa. Salvi per miracolo. Siamo scappati a Tor sapienza nei grottoni di Tor gervara dove mamma cominciò ad avere le doglie. Adagiammo mamma su un pagliericcio e alcune persone la portarono in una clinica per disabili lì vicino nonostante il diniego delle suore. Per fortuna il medico si prese la responsabilità e la fece partorire. Ricordo la paura della guerra e la miseria.Nel dopoguerra molti emigrarono in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone: contadini abituati a lavorare la terra che si adattarono a scendere nelle sue viscere per continuare a vivere. I nostri amici in Belgio preferivano vivere in baracche intorno alle miniere e coltivare il pezzetto di terra a disposizione ed allevare piccoli animali per ritrovare il senso di comunità. Siamo stati anche noi emigranti, tutto il mondo è paese.

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Centro anziani di Rocca Priora : intervista al signor Pietro De Paolis Io mi chiamo De Paolis Pietro e sono nato a Rocca Priora il 10 3 34. L’ ultima guerra mondiale è stato un brutto periodo, io avevo 6 anni e ricordo i bombardamenti, la fame e tanta paura. Nella zona chiamata mare passalacqua c’era il comando tedesco dove facevano da mangiare il pranzo per chi lo volesse. Io andavo lì a prendere la minestra e un giorno ritornando a casa i tedeschi si misero a bombardare e venendo su verso casa mia scoppiò una granata e una scheggia mi cadde davanti a un piede e ci mancò poco che non mi tagliasse le dita. Per tutto il tempo della guerra stavo al ricovero con la famiglia. Per ricovero si intendevano le grotte di Rocca Priora. Poi mio padre mi mandò a casa a prendere del cibo e durante il percorso ci mancò poco che un’altra bomba mi uccidesse.Tanti altri sono i fatti spiacevoli ma altro non ricordo. Finita la guerra, alcuni miei cugini sono partiti per l’America in cerca di lavoro perché qui in Italia c’era la fame. Non sono più tornati, hanno cominciato dai lavori più duri e piano, piano è andata sempre meglio fino a diventare benestanti.I figli nati in America sono diventati subito cittadini americani.

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Centro anziani di Rocca Priora: intervista alla signora Maria Assunta Cubeddu Mi chiamo Maria Assunta Cubeddu e sono nata il 21 10 41 a Monterotondo in provincia di Roma. I miei genitori erano amici fin da bambini ma erano di origine ebraica. A causa di ciò, quando nel 1938 furono emanate le leggi razziali la vita delle due famiglie si complicò. Mio padre era uno studente in medicina e come tutti sanno agli ebrei fu vietato frequentare l' Università e le scuole in generale. Quando mia madre rimase incinta mio padre fu costretto a nascondersi in un istituto di suore tedesche: infatti il papa Pio XII aveva ordinato a tutti i conventi di suore tedesche di nascondere gli ebrei italiani. Mia madre era un' insegnante e le era ancora permesso di esercitare la sua professione grazie anche alla posizione del padre che ricopriva un ruolo di primaria importanza nella reggia Marina militare. Insegnando lei in un paesino del Lazio, un giorno ebbe la sfortunata idea di portarmi con se' io ancora non avevo due anni, si era ai primi di ottobre del 43. Il treno su cui viaggiavamo fu fermato dai tedeschi, fecero scendere tutti i passeggeri e arrestarono mia madre e me (allora per chi faceva la spia vi era una ricompensa di 5.000 Lire quasi lo stipendio annuo di un operaio). Ci condussero nel campo di transito che si trovava tra Sora e Cassino (un campo di transito serviva a raccogliere e smistare gli ebrei rastrellati durante l ' occupazione tedesca di Roma per poi inviali tramite le SS nei campi di sterminio). Nel campo di transito rimanemmo cinque mesi. Un giorno mia madre fu chiamata dal comandante tedesco del campo che però era gestito dai fascisti alleati dei tedeschi e le fu ordinato di salire su una camionetta. Mia madre aveva visto molte camionette partire con gli ebrei ma nessuna di esse fece mai ritorno. Dopo un lungo viaggio il veicolo si fermo' in prossimità di Valmontone (Rm) che era tutta in fiamme poiché appena bombardata dagli americani a caccia di tedeschi. Ci fecero scendere ma mia madre convinta che ci volessero ammazzare si gettò a terra abbracciandomi e piangendo disperata. Però un soldato le si avvicinò e le consegno'un lascia passare dicendole che poteva andare via. Giungemmo a piedi da Valmontone a Roma ove ormai la persecuzione stava scemando per l'avanzata degli americani: eravamo alla fine del gennaio del '44. Ovviamente, e di questo ho alcuni ricordi, tornai dal campo di transito con numerose malattie infettive che minarono la mia salute fino all'adolescenza. L'unico ricordo che ho di questa tristissima esperienza è quando,nel campo di transito, ero inginocchiata a terra dinanzi a un sasso su cui era poggiata una scodella di brodaglia e un pezzo di pane nero. Mia madre poi mi racconto' che in quella minestra c'era uno scarafaggio. Le chiesi se l'avesse buttata, mi rispose chiedendomi se fossi matta poiché era l 'unico pasto del giorno.

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Durante lo scorso anno scolastico io e i miei compagni abbiamo fatto una marcia di solidarietà... Vi allego il link di un video creato da me e dal mio compagno di classe Giulio. Grazie. https://spark.adobe.com/video/HOofpqQgtoFwk

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Abbiamo incontrato i migranti di Casa Carlotta e mi ha molto colpito il fatto che sia la ragazza nigeriana molto giovane che la coppia egiziana con i bambini abbiano trovato il coraggio di scappare dai loro paesi. Ascoltandoli mi é tornata in mente una particolare esperienza che ho vissuto in terza elementare:avevo conosciuto all'asilo una bambina,la mia migliore amica e forse lo è ancora... si chiamava Lilith , era di carnagione scura e portava delle bellissime treccine, sapevo che veniva dall'estero. Un giorno se ne andò, forse perché non si sentiva a suo agio o forse perché si sentiva diversa . Sarà tornata nel paese dal quale era fuggita o in un paese più accogliente?

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Inizialmente pensavo fossero brutte persone, ma dopo un po'che ho ascoltato le loro storie,mi è dispiaciuto molto di ciò che hanno subito.Comunque sono molto felice che siano stati ben accolti qui a Rocca Priora e devo ammettere che a sentire i racconti delle loro esperienze mi venuti i brividi.

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Nella settimana feedback, nella mia classe ho svolto una “lezione per un’ora” e ho scelto di leggere come se fossi un attore , il libro “Una coperta di parole”. La protagonista è una migrante, una bambina scappata via dalla sua terra perché la guerra aveva devastato il suo paese e si ritrova in un luogo dove tutto è diverso: le persone, la lingua, il cibo, gli animali, le piante e perfino il vento. L’incontro e l’amicizia con una bambina del luogo tessono piano piano una coperta fatta di nuove parole, nuove conoscenze e nuovi suoni e la bimba finalmente si sente accolta e quindi protetta. Ho letto anche il libro”Bisognerà” perché volevo condividere con i compagni le riflessioni del protagonista: un bambino da un’isola lontana osserva il mondo e i suoi occhi vedono le guerre, le carestie, la siccità, la miseria, la povertà, il potere corrotto,il disboscamento , l’inquinamento di mari e terre, le lacrime di dolore, la bandiera sulla luna e pensa “ bisognerà cambiarlo”. E da quell’isola tranquilla, metafora del ventre materno, raggiungerà la Terra e deciderà di nascere.

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Proprio l’altro giorno, abbiamo avuto un incontro con dei migranti ospitati a Casa Carlotta, che ci hanno raccontato del loro viaggio per arrivare fin qui, delle enormi difficoltà, sacrifici e dolori che toccano il cuore e l’anima oltre il proprio corpo. L’articolo 3 della nostra Costituzione è stato scritto per superare ogni forma di discriminazione, perché tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono tutti uguali davanti alla legge. I principi di questo articolo rappresentano le parole della canzone “Imagine” di J.Lennon. Penso che questa sia una canzone magnifica, perché vuole far pensare ad un mondo senza discriminazioni, in cui tutti noi siamo liberi, senza confini che ci dividono e ci vietano di andare dove desideriamo. Sarebbe davvero bellissimo, ma è praticamente impossibile. Un mondo in cui siamo tutti uguali, senza nessuna distinzione, in cui ognuno di noi può dare il meglio di sé, senza essere ritenuto “incapace”, “inferiore” o “peggiore di altri”, sarebbe davvero stupendo, ma non accadrà mai se non verrà messo un punto a tutte le forme di razzismo.

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Ricevo dalla volontaria Sabrina De Paolis che ha accompagnato a scuola gli ospiti di Casa Carlotta: Mentre in aula si ascolta la voce di una vita fuggita dal proprio paese, l’emozione più forte si legge sui volti dei ragazzi. Un messaggio di speranza, arriva da chi la vita per ora gli ha regalato solo pioggia. Giovani incontri, percorsi diversi, ma ciò che si assapora donando un po' di tempo a chi per ora ha visto solo nuvole, apre il cuore a nuove emozioni. Qui, tra i giovani ospiti di Casa Carlotta, dai mille colori di immensa ricchezza, ho scoperto, camminando con loro, un tesoro immenso: il rispetto. Accogliere le loro vite sul mio cammino è dono, condivisione ma sopratutto che non c’è limite per l’amore e per amare.Ogni persona chiamato alla vita è semplicemente ricchezza per il prossimo.Sabrina.

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Inserisco il commento di Toy Balogum Buongiorno sono Toy, 23 anni, vengo dalla Nigeria, ho un bimbo di 7 mesi. Il mio viaggio non è stato facile, ma ho sempre sperato di poter avere giorni migliori. Qui in Italia, Rocca Priora, è un posto tranquillo, non voglio tanto, solo un po’di serenità. A voi ragazzi vorrei dire solo che tutti abbiamo diritto ad una vita dignitosa che non vede i colori ma solo la persona. Grazie mille a tutti voi,Toy

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Dall’intervista alla giornalista Luciana Vinci Il senso dell’ospitalità è sempre stato una caratteristica della popolazione di Rocca Priora, tanto che già nel 1500 una piccola stanza era stata costruita accanto alla Cappellina della Madonna della Neve, situata poco prima dell’ingresso del paese, per ospitare persone venute da fuori. A Rocca Priora la prima grande immigrazione risale al 1727, quando la Camera Apostolica che governava il centro dal 1596, per far tornare le circa cento famiglie,partite dopo il gelo polare che nel 1709 aveva distrutto tutte le coltivazioni,compresi i boschi,emise singole Enfiteusi di mille metri quadrati sul territorio, necessari perché le stesse famiglie e altre giunte da vari centri italiani tornassero in paese,per “ la raccolta della neve “. Negli anni della 1^ Guerra Mondiale,Rocca Priora ha ospitato, nel suo centro storico e nel Convento dei Padri Pallottini, i profughi delle città di Gorizia e di Auronzo di Cadore. E’ passato un secolo: attualmente, alcuni cittadini di Rocca Priora sono ancora in contatto con gli eredi dei profughi e si scambiano visite perché quell’episodio ha lasciato un ricordo perenne. Nel corso della 2^ Guerra Mondiale, con i tedeschi che occupavano il paese, due bambine di nove anni (io e la mia amica Rosella Ferretti) portavano panini e altro ai paracadutisti tunisini nascosti nei boschi. Al termine della Guerra molte persone della ex Jugoslavia, senza alcun problema,sono state ospitate nel paese. Rocca Priora ha sempre accolto nelle sue braccia tutti coloro che ne avessero bisogno. Ancora oggi, nella Casa Carlotta, sono ospitati rifugiati provenienti da vari paesi del mondo.

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Un grazie di cuore a quanti hanno permesso di realizzare questo momento : alla cara giornalista Luciana Vinci che ad ogni incontro ci arricchisce di storia e di umanità ,agli anziani del centro che con grande emozione hanno raccontato le proprie esperienze e ci hanno resi partecipi della Storia e ai migranti che hanno spalancato la nostra mente e i nostri cuori con le loro storie di estraneità, diversità, esclusione ma anche di accoglienza ,di solidarietà e di amicizia.

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Secondo me oggi è stata una giornata particolare che ha suscitato emozioni in tutti, ogni ragazzo o ragazza ha dato il proprio contributo perché la consapevolezza dei fatti aiuti a far sì che una simile tragedia non accada più. Oggi eravamo tutti uniti per un obbiettivo comune, "il non dimenticare", non dimenticare oggi è l'unica cosa che possiamo e dobbiamo fare. Mia madre mi ha sempre detto che l'odio non va mai provato per nessuno ma nel mio animo, anche solo pensare a tutto ciò che è successo sento un'emozione lacerante, non oso pensare a ciò che provavano gli uomini, donne e bambini quando venivano allontanati dai propri cari, quando sul braccio veniva tatuato un numero, un semplice numero che nella sua semplicità toglieva l'umanità. Purtroppo oggi abbiamo dovuto dare un altro messaggio: l'uomo non dimentica e la Storia si ripete, la consapevolezza di ciò che è successo, non impedisce che ogni giorno migliaia di persone muoiono nella speranza di vivere... persone che cercavano di dare una svolta definitiva alla loro vita, vengono inghiottiti dal mare, trascorrono settimane ammucchiati in barconi sempre più pieni e sempre più invisibili. Le cose non cambiano da sole, tutti dovremmo dare un aiuto. Le persone cattive esistono in Italia come esistono in Africa, in Francia, in Germania ecc... quelli che contano per me sono gli uomini buoni e sono ovunque.

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Inserisco il commento di Michael Reda Un grazie di cuore a voi tutti che ci avete aperto le porte per conoscere la nostra storia. La nostra famiglia è fuggita dall’Egitto, tutto ci è stato portato via in un secondo. Qui in Italia,pensiamo ad un futuro per i nostri tre figli,anche se non è facile,abbiamo ricevuto un’ottima accoglieza e ci sentiamo inseriti nella comunità. Grazie di cuore

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